Il Fascino Segreto di Catania: Le Ntupatedde tra Storia, Mistero e Libertà

Pubblicato il 3 febbraio 2026 alle ore 18:07

Scegliere una dimora in Sicilia, che sia un nobile palazzo barocco nel cuore di Catania o una tenuta alle pendici dell’Etna, significa sposare un’eredità fatta di pietra lavica e tradizioni millenarie. Tra le pieghe della festa di Sant’Agata, la terza celebrazione religiosa più importante al mondo, si nasconde una figura leggendaria che incarna l’essenza stessa dell’anima catanese: la Ntupatedda.

Chi erano le Ntupatedde?

Il nome deriva dal dialetto attuppari (chiudere, coprire). Tra il XVII e il XIX secolo, durante i giorni della festa (il 4 e 5 febbraio), le donne catanesi godevano di un privilegio unico e quasi incredibile per l’epoca: il diritto all’anonimato assoluto.

Avvolte in abiti eleganti, solitamente di seta nera, con un mantello che ne nascondeva le forme e un fazzoletto sapientemente annodato sul volto, le ntupatedde lasciavano scoperto un solo occhio. Così "attuppate", diventavano irriconoscibili persino ai propri mariti o padri.

Un giorno di libertà assoluta tra le vie del Barocco

In una società rigorosa e patriarcale, la ntupatedda rappresentava una clamorosa eccezione. Protetto dal velo, l'occhio della donna diventava l'unico protagonista:

  • Potevano girare da sole per la città senza scorta.

  • Potevano burlarsi dei passanti o accettare dolci e doni.

  • Potevano persino invitare un uomo a ballare o scherzare con lui, godendo di una libertà d'azione che oggi definiremmo "moderna".

Nessuno osava disturbarle; la tradizione le rendeva intoccabili, avvolte in un’aura di rispettoso mistero. Lo stesso Giovanni Verga ne rimase stregato, descrivendole magistralmente nella sua novella "La coda del diavolo".

Dal Nero al Bianco: La Rinascita di un Mito

Dopo essere stata proibita nella seconda metà dell'Ottocento per motivi di pubblica moralità, questa tradizione è tornata a fiorire negli ultimi anni. Ogni 3 febbraio, un corteo di donne moderne, vestite questa volta di bianco (simbolo di purezza e tributo al "sacco" di Sant'Agata), attraversa il centro storico di Catania.

Tra i palazzi nobiliari di Via Etnea e le piazze barocche, queste ntupatedde contemporanee rivendicano la propria autodeterminazione con danze e ritmi di tamburi, creando un contrasto visivo mozzafiato con il grigio scuro della pietra lavica che caratterizza l'architettura cittadina.

Perché raccontiamo questa storia su Domus Sicilia?

Per noi di Domus Sicilia, vendere una proprietà significa tramandare il valore del territorio. Immaginate di affacciarvi dal balcone di un appartamento storico in via Crociferi e veder passare il mistero delle ntupatedde; o di possedere un giardino dove, nei secoli scorsi, queste figure leggendarie facevano ritorno dopo le loro incursioni festive.

Investire in un immobile a Catania o nei suoi borghi non è solo un’operazione finanziaria: è l'acquisto di un posto in prima fila per vivere lo spettacolo della storia.


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